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CERAMICA RAKU

Si potrebbe dire che l'origine della ceramica raku provenga dalla creazione di un'unica tazza per la cerimonia del thè. Chòjirò, che rappresentava la prima generazione della famiglia Raku durante il periodo Momoyama (1573– 1615), conobbe il maestro buddista Sen No Rikyu ed iniziò a creare tazze per la cerimonia del thè (chanoyu). Le tazze inizialmente erano chiamate Ima– Yaki, letteralmnte “oggetti di adesso”, oggetti prodotti in un tempo presente. In seguito le tazze furono ribattezzate Yuraku– Jaki cioè “cotto adesso”, solo successivamente furono denominate raku. Il termine raku significa “gioia o quiete”, tale termine adottato poi per la ceramica, divenne anche il nome delle famiglie che di generazione in generazione, si dedicarono alla produzione delle ceramiche raku. Le ciotole cerimoniali sono sempre modellate a mano senza l'ausilio del tornio; questo permette all'artista di entrare nella materia e porsi in intima relazione con l'oggetto. Per essere fedeli alla concezione della nascita della ceramica raku si dovrebbe sempre ricordare che la creatività non deve mai eccedere in un individualismo eccessivo. L'insegnamento di Chòjrò attraverso la sua concezione di negazione del movimento, della decorazione e della forma, ci dona una grande lezione d'arte che va oltre l'espressione dell'ego. Egli elevò la tazza per il thè ad una manifestazione di spiritualità astratta, nella quale tutti potevano entrare. Equilibri delle forme, sublimi espressioni di essenzialità e purezza, questi sono i canoni artistici della ceramica raku .

 

 

 

RAKU CON TERRE SIGILLATE “RAKU DOLCE”

Per circa un centinaio d'anni, a cavallo tra il 1°sec. a. C. e il 2° d.C., fiorì nel mondo romano una particolare produzione vascolare, sicuramente la più interessante, denominata “Terra sigillata aretina”. Il termine terra sigillata si riferisce ad un tipo di ceramica fine da mensa caratterizzata da inconfondibili prerogative: l'argilla, assai depurata e ricoperta da una bellissima “vernice”corallo, la superficie spesso decorata a rilievo con rappresentazioni di grande maestria artigiana e la presenza di cartigli con i nomi degli artefici , detti appunto “Sigilla”, veri e propri marchi di fabbrica ante litteram.

Il centro maggiore di questa produzione fu Arezzo, dove decine di botteghe realizzarono grandissime quantità di manufatti.

Il termine “Terra sigillata” oggi si usa per definire una ceramica verniciata con ingobbi vetrificanti. Questi particolari rivestimenti si ottengono separando la parte argillosa e più grossolana da quella fine e fortemente fusibile.

Questi particolari rivestimenti che appartengono alla cultura ceramica mediterranea oggi si sono legati con una affascinante arte orientale, la ceramica “Raku”, grazie all'escursione termica propria di questa tecnica, le superfici trattate cavillano e il fumo prodotto dal contatto con la segatura si anneriscono disegnando craquelle ben definiti.

 

 

 

NAKED RAKU

Il naked è il frutto di una fusione di due tecniche, la ceramica raku e le terrecotte primitive ( bucchero, villanoviano ecc. ), questa metodologia non prevede rivestimenti vetrosi, la lucentezza delle superfici è dovuta ad una paziente lucidatura a crudo dell'argilla.

Nel naked il colore è dato dall'affumicatura, da ingobbi e dalle terre utilizzate per la foggiatura del manufatto.

 

 

 

TERRA SIGILLATA

Per circa un centinaio d'anni, a cavallo tra il 1°sec. a. C. e il 2° d.C., fiorì nel mondo romano una particolare produzione vascolare, sicuramente la più interessante, denominata “Terra sigillata aretina”. Il termine terra sigillata si riferisce ad un tipo di ceramica fine da mensa caratterizzata da inconfondibili prerogative: l'argilla, assai depurata e ricoperta da una bellissima “vernice”corallo, la superficie spesso decorata a rilievo con rappresentazioni di grande maestria artigiana e la presenza di cartigli con i nomi degli artefici , detti appunto “Sigilla”, veri e propri marchi di fabbrica ante litteram.

Il centro maggiore di questa produzione fu Arezzo, dove decine di botteghe realizzarono grandissime quantità di manufatti.

Il termine “Terra sigillata” oggi si usa per definire una ceramica verniciata con ingobbi vetrificanti “RAKU DOLCE”. Questi particolari rivestimenti si ottengono separando la parte argillosa e più grossolana da quella fine e fortemente fusibile.

Generalmente si scelgono argille ferrose molto plastiche ricche di sodio e potassio.

Acqua piovana, sali sodici e argilla sono gli ingredienti per ottenere una terra sigillata.

 

 

 

COPPER MAT FINISH

Questa tipologia di ceramica raku è caratterizzata da superfici mat ricche di colorazioni iridescenti, ottenute dalla cottura ad alta temperatura del manufatto ricoperto di ossido di rame, e ad una violenta riduzione in materiali altamente infiammabili e acqua.

 

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